In memoria di Lucia
16 giugno 2026
In memoria di Lucia Cavinato Di Stefano (10/12/1951-16/03/2026)
Cari amici, quest’anno il nostro cammino di équipe è stato segnato da eventi che hanno toccato profondamente ciascuno di noi.
La scomparsa di Lucia e l’aggravarsi della malattia di Vincenzo, hanno lasciato un vuoto che non si colma facilmente.
La perdita di una coppia non è un dolore che si supera, è un dolore che si porta, che si condivide, che ci educa alla compassione. Il documento del nostro bilancio ci ricorda che: “Il Bilancio non è un esame di coscienza giudicante, ma un cantiere aperto.” E noi, quest’anno, ci siamo trovati davvero in un cantiere aperto, dove la pace non è stata un sentimento tranquillo, ma un lavoro quotidiano, un cammino in salita, un affidarsi.
Di fronte alla fragilità della vita, le coppie hanno sentito il bisogno di pregare di più insieme, di cercare una serenità più profonda nel rapporto reciproco.
Abbiamo scoperto che la pace non è assenza di problemi, ma presenza di Dio dentro le nostre fatiche.
Il dolore dell’equipe non si è ancora affievolito e va condiviso, ci ricorda che siamo corpo, che siamo famiglia, che siamo chiamati a “mangiare il pane insieme”, come dice Don Tonino Bello.
Ogni anno che passa ci parla della nostra precarietà. Ci ricorda che non siamo padroni del tempo, né della salute, né della vita.
Ci invita a tornare all’essenziale: alla sequela del Signore, al cammino di santità che non è fatto di gesti straordinari, ma di fedeltà quotidiana, di ascolto, di cura reciproca. Il Vangelo di Pietro che cammina sulle acque ci accompagna:
anche noi, come lui, abbiamo sentito il vento contrario, la paura, il rischio di affondare. Eppure, ogni volta che abbiamo gridato “Signore, salvaci”, una mano ci ha afferrato. Quest’anno abbiamo imparato che la pace non è un punto di arrivo, ma un verbo: si costruisce, si custodisce, si sceglie. Oggi, come equipe, vogliamo riconsegnare al Signore tutto ciò che abbiamo vissuto: le lacrime e le grazie, le fatiche e i piccoli passi, le preghiere e i silenzi. Vogliamo chiedere che il dolore non diventi chiusura, ma apertura.
Che il vuoto lasciato da Lucia diventi memoria viva.
Che la sofferenza di Vincenzo diventi occasione di vicinanza e di tenerezza.
Che la nostra fragilità diventi spazio per la pace. Vogliamo rinnovare il nostro impegno a camminare insieme, a sostenerci, a cercare Cristo come essenziale del nostro essere equipe. Perché, come ci ricorda Don Tonino: “In piedi, costruttori di pace!” Anche quando il cuore è pesante. Anche quando il vento è contrario, anche quando non abbiamo garanzie. In piedi, perché il Signore ci chiama ancora. In piedi, perché la pace si costruisce camminando.
In piedi, perché la santità è un cammino che non percorriamo da soli.
L’Equipe Roma 90