LETTERA 235 - OTTOBRE 2025-NOVEMBRE 2025
Editoriale:
Con lo stile di Gesù nel cuore "Fraternità in famiglia: una speranza per la società"
Autore:
Barbara e Donato Maggi responsabile Regione Nord Est A
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Fraternità è un termine che non risuona frequentemente nel linguaggio attuale...
Non lo sentiamo in TV, non lo troviamo nei social, non lo usiamo sovente nei nostri discorsi.
E’ una parola che sembra essere legata a ideali astratti o a contesti religiosi. Se poi la associamo alla famiglia, ecco che scompare quasi completamente. Eppure è proprio nella famiglia che la fraternità dovrebbe nascere, crescere, maturare: tra fratelli, tra genitori e figli, tra coniugi, tra generazioni.
Oggi, invece, nelle nostre case, pur vivendo sotto lo stesso tetto, corriamo il rischio di condurre vite parallele, ognuno isolato nei propri dispositivi, nella propria routine, nei propri bisogni.
La casa rischia di diventare più un luogo di coabitazione che di comunione.
Ma cosa riempie veramente i nostri cuori?
Nelle nostre famiglie, cosa ci fa respirare a pieni polmoni e guardare con speranza verso il futuro? Certamente il vivere quelle relazioni fatte di attenzioni reciproche, del prendersi cura a vicenda, del farsi carico dei bisogni degli altri, perché “… nessuno può sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare” (Fratelli Tutti).
Parlare quindi di fraternità in famiglia diventa quasi una provocazione, perché dovrebbe essere l’essenza delle nostre relazioni, fondate non sul possesso ma sul dono; non sull’utilità, ma sulla gratuità.
Fraternità non rimane allora semplicemente un concetto da custodire in astratto, ma è un modo di essere, uno stile concreto di vita, che si traduce in piccoli gesti quotidiani. Ce lo ha ricordato chiaramente papa Francesco, quando ha indicato tre parole semplici, e allo stesso modo molto forti, indispensabili per la vita famigliare: permesso, grazie, scusa.
Tre termini che esprimono in modo immediato e disarmante, ciò che è la fraternità vissuta in famiglia.
Se le prime due parole, “permesso” e “grazie”, indicano una sorta di buone maniere per creare un clima di benevolenza e di fiducia, la terza parola, “scusa”, è quella più impegnativa, ma anche più liberante. E’ la parola più preziosa!
E come tutte le cose preziose… “costa”.
Chiedere scusa costa.
Costa mettere da parte l’orgoglio; costa il non dire: “Ho ragione io, questa volta non cedo”, costa fare il primo passo, costa riconoscere i propri limiti.
Ma il risultato di questo sforzo è sorprendente: i cuori si incontrano nuovamente, gli strappi vengono ricuciti.
Chiedere scusa costruisce nuovamente e in modo ancor più solido ciò che si era incrinato; saper ricominciare è il cuore stesso della fraternità nelle nostre famiglie.
Tutto questo fa parte, in generale, della dimensione “umana”.
Come cristiani, però, siamo chiamati a vivere l’esperienza della fraternità con un’altra peculiarità: Gesù è il nostro riferimento; le nostre azioni dovrebbero tendere ad avere il suo stile: inclusivo, di incontro, di perdono. La sua presenza in noi non è un’ipotesi, ma una realtà viva; il suo Spirito guida la chiesa, dona forza nuova e riaccende la nostra vita.
L’aspetto incredibilmente affascinante è che Gesù non ci vuole perfetti. Semplicemente ci vuole riconciliati! E quante volte vediamo come non ci sia fraternità senza riconciliazione!
La Sua misericordia è un dono talmente grande che, dopo averla conosciuta, ci sentiamo chiamati a viverla e ad estenderla agli altri. Ed è nella famiglia che impariamo a riconciliarci vicendevolmente e sperimentiamo la fatica e la gioia del perdono.
Il Vangelo di Matteo (5,23-24) ci ricorda quanto sia prioritario ristabilire la comunione tra le persone: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta … e va' prima a riconciliarti con tuo fratello…”.
La fraternità che nasce tra le mura di casa ha bisogno di respirare, di dilatarsi…E diventa così uno stile di vita anche nelle relazioni con gli altri. Non può rimanere chiusa nei confini della famiglia, ma trova la sua pienezza nell’aprirsi all’esterno, nell’attenzione concreta ai bisogni di chi ci vive accanto.
Ci ricorda papa Francesco: “E’ proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo”, ed è dalla famiglia, che, “…lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società” (Fratelli Tutti).
È una fraternità che non ha paura di mostrarsi fragile, umana, vera, perché sa di essere abitata da un Amore più grande.