Lettera 234

LETTERA 234 - LUGLIO 2025-SETTEMBRE 2025

Editoriale:

"Spiritualità END spazio di beatitudine" tra inquietudine e sogno sostenuti dal metodo

Autore:

Paola e Paolo Amadori Responsabile Regione NEB

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L’inquietudine fa parte del nostro essere umano e ci rincorre lungo tutta la nostra esistenza, ci interroga scandagliando i fondali dell’anima e ci apre ad interrogativi spirituali, alla ricerca di una relazione con il trascendente, che va oltre il nostro qui ed ora, spesso racchiuso in una penombra oscura.

Nell’oscurità della notte dell’anima, possiamo perderci o aprire le porte alla Speranza, intravedendo squarci di luce nel buio del nostro individualismo, per ascoltare e riconoscere il suono di una parola d’amore e riconoscere la presenza di un volto amato. “Resta con noi Signore perché si fa sera…” 

Allora ci appare il volto dolce della speranza, come in un sogno. Un sogno tenero d’amore, di relazione, dì promessa, di alleanza e di libertà. Per me, per te, per noi, per l’insieme delle relazioni significative che intrecciano le nostre vite.

In fondo è nell’incontro bruciante delle nostre due anime differenti, che si aprono al dialogo profondo del dovere di sedersi (DDS), che possiamo riconoscerci per quello che siamo e accoglierci con amore liberato.

Il DDS è l’intuizione grande di P. Caffarel per aiutare le coppie di sposi a incontrarsi nel profondo del cuore, dove pulsa la vita interiore e spirituale di ciascuno dei duedove siamo fatti a immagine e somiglianza del Dio che ci ha creati differenti e complementari. 

Quello spazio fragile del nostro essere, spesso nascosto allo sguardo degli altri, dove ha sede la nostra inquietudine e la nostra sete d’infinito, dove aleggia il respiro dello Spirito, che ci invita ad alzare lo sguardo verso orizzonti di luce, di speranza che vince la nostra solitudine e ci apre alla vita vera. 

Camminare insieme, pur rimanendo in due, riconoscersi nello specchio degli occhi e riconoscersi dono l’uno per l’altro, rendere grazie dell’amore reciproco e anche delle ferite ricevute ed inferte, perché ora, qui in questo spazio indifeso e aperto alla possibilità dell’Amore, possiamo vedere l’altro attraverso lo sguardo d’Amore di Dio. 

I nostri DDS più profondi ed intensi sono stati quelli in cui, alla Sua presenza, siamo riusciti a guardarci nelle nostre nudità e debolezze, ognuno con le proprie sensibilità, ma lo abbiamo cercato insieme: “Dove sei?” “Perché ci lasci cadere? “

Quando ci siamo affidati a Lui per pregarlo, perché non potevamo lasciare la mano l’uno dell’altra, non potevamo lasciare la mano di una figlia o di un figlio che scivolava nell’angoscia dell’esistere, perché non era questo che Lui aveva pensato per noi. Quando abbiamo condiviso lo sguardo di Dio sul nostro matrimonio, quando lo abbiamo ringraziato per essere salito anche Lui sulla nostra barca, in mezzo alla tempesta, ed aver placato il vento.

Incontrarsi nel DDS è ritrovarsi ogni mese, alla Sua presenza, per aprire uno spazio di beatitudine da provare insieme per la gioia di non essere soli nel cammino. “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre...”

Spesso sentiamo dire che il nostro metodo è molto esigente, e certamente lo è, ma lo è perché la felicità è esigente, non si accontenta di briciole.

Ogni DDS vissuto pienamente, ci rende consapevoli di come siano proprio le nostre differenze, ad avvicinarci nella ricerca comune del Signore, e ci permette di sentire quel “Pace a voi...” che il Signore dona ai suoi discepoli e che ci fa “correre senza indugio” verso i nostri luoghi di vita e di relazioni, rinnovati dalla Speranza, e capaci di aprirci al mistero degli altri. 

Questo cammino anche se non ce ne rendiamo conto, e non ce ne sentiamo degni, ci apre alla Santità. Perché la Santità non si esprime con un mio/nostro risultato, ma con la Felicità che viene da Dio, con il lasciarsi amare da Dio e con il desiderio di amare come Lui ci ha amati. 

Ritrovarsi insieme, riuniti in quel sogno di felicità che il Signore ha condiviso con noi nel nostro sacramento

Le parole del poeta Gibran esprimono quella tensione spirituale a cui aspiriamo per ritrovarci ed essere “immagine di Dio” uniti e liberi nell’amore.

 

Datevi il cuore, ma l’uno non sia rifugio all’altro,

Poiché soltanto la mano della Vita 

può contenere i vostri cuori.

Ergetevi insieme, ma non troppo vicini:

Poiché il tempio ha colonne distanti,

E la quercia e il cipresso 

non crescono l’una all’ombra dell’altro».

 

(K. Gibran)