Lettera 231

LETTERA 231 - DICEMBRE 2024-FEBBRAIO 2025

Editoriale:

Il vangelo si annuncia nella relazione - Testimoni di speranza nelle relazioni di tutti i giorni

Autore:

di Enza e Marco Fumagalli - Responsabili Regione Sud Ovest

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 “Il Vangelo si annuncia nella relazione”. Qualche mattina fa, come succede quasi tutti i giorni, una nostra carissima amica équipiers ci ha inviato, attraverso chat condivise di whatsapp, il Vangelo del giorno con il commento di un gesuita. É sempre un'occasione propizia, che ci invita a fermarci un momento nelle attività frenetiche che occupano tutti gli inizi di giornata e che ci chiama alla preghiera personale e a quella di coppia.

 “La vita è un viaggio per portare la buona notizia”. Nel Vangelo di Luca di quella mattina (Lc 10,1-9) Gesù invia gli apostoli a due a due, “la messe è molta, ma gli operai sono pochi”. Come sposi sappiamo che il Signore ci manda nel mondo non da soli ma insieme, in coppia. É il viaggio della nostra vita. Due è il principio della comunità: nella coppia ciascuno può testimoniare all’altro, può rafforzare la parola dell'altro; ci si aiuta e ci si sostiene nel cammino.

 “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Gesù ha uno sguardo realista sulla vita. Le nostre giornate sono piene di fatiche e di momenti difficili, situazioni che non sappiamo come o non vorremmo affrontare. Gesù ai discepoli non promette una vita facile, senza problemi e difficoltà.

 “Spes non confundit”, la Speranza non delude. Realizzando un parallelo con il Vangelo di quella mattina, papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo, avendo ben presente l’esperienza umana, parla di noi. “Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni”. E ancora “San Paolo è molto realista. Sa che la vita è fatta di gioie e di dolori, che l’amore viene messo alla prova quando aumentano le difficoltà e la speranza sembra crollare davanti alla sofferenza. Eppure scrive: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”.

 “Possiamo solo fidarci del Pastore”. Nei momenti difficili siamo chiamati a crescere nella fiducia verso il Pastore, siamo spronati ad un continuo e paziente esercizio di affidamento del nostro poco e piccolo, delle nostre miserie e difficoltà alla Sua misericordia. Certi di non essere soli e che il Signore non delude mai. Papa Francesco ci ricorda ancora che “la speranza, infatti, nasce dall’amore e si fonda sull’amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce”, non può deludere.

 E questa è la buona notizia che siamo chiamati a portare ai fratelli sfiduciati che incontriamo sulla nostra strada. Siamo chiamati a parlare e testimoniare a nome di “Qualcun Altro”, ad essere profeti. Noi sposi - tabernacoli ambulanti, presenza tangibile di Gesù, nonostante le nostre fragilità, i litigi e tutte le mancanze e imperfezioni che ci portiamo dietro – non possiamo lasciarci invischiare nel gioco comune del pessimismo, del cinismo e della sfiducia. Dobbiamo testimoniare la speranza che è in noi attraverso le relazioni di tutti i giorni. Di fronte all’amico che la vita ha reso duro e disilluso, mostrare che una via diversa è possibile; alla mamma di una compagna di classe della propria figlia che ha scoperto da poco un tumore al seno, mostrare che la semplice compagnia e vicinanza è il balsamo più importante per affrontare la malattia; alla mamma di casa famiglia che non riesce a vedere un futuro, accompagnarla nei suoi primi nuovi passi; al collega demotivato perché le aziende spesso si dimenticano delle persone, mostrare con l’esempio il significato di un lavoro quotidiano onesto e curato; alla coppia che affronta un periodo burrascoso, farsi amici e compagni di viaggio, facendogli scoprire che aprendosi agli altri spesso si condividono le stesse problematiche.

 “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”. Il Vangelo di Luca dell’altra mattina continua chiedendoci di portare la pace di Cristo nelle situazioni in cui ci troviamo a vivere. La Bolla di Indizione ci ricorda, continuando il parallelo con il brano del Vangelo, che “il primo segno di speranza si traduca in pace per il mondo. […] Se veramente vogliamo preparare nel mondo la via della pace, impegniamoci a rimediare alle cause remote delle ingiustizie, ripianiamo i debiti iniqui e insolvibili, saziamo gli affamati”. In questo momento storico particolare ci sembra importante richiamare questo impegno concreto per la pace. La speranza e la fiducia rinascono se siamo capaci - partendo dalle nostre realtà più vicine - di sanare le ingiustizie e dare al fratello quello di cui ha bisogno: tornerà allora anche la pace nelle nostre relazioni.

 E allora buon Giubileo a tutti! Quello a cui ci stiamo preparando sia un reale pellegrinaggio di vita, un mettersi o rimettersi in cammino di chi va alla ricerca del senso della vita. Lasciamoci preparare e plasmare dalla preghiera di attesa a cui la Chiesa ci sta invitando in questi mesi prima del suo inizio.

 Interroghiamoci su come stiamo vivendo da sposi la nostra missione, il nostro viaggio lungo il quale il Signore ci ha inviato per annunciare la buona notizia ai fratelli e per testimoniare la speranza che è dentro di noi.

“Il Vangelo si annuncia nella relazione”.