newsletter n° 25 - Natale 2015

Eccoci prossimi al Santo Natale ed eccoci noi della GRC ancora irriducibilmente a voi, nonostante il cuore gonfio di dolore per gli ultimi fatti di Parigi, del Radisson Blu di Bamako, di San Bernardino in California, della guerra in Siria che sembra non avere fine…

Per realizzare questo numero abbiamo ripreso il tema delle Equipe di Settore “Piccolo gregge, siamo gli ultimi cristiani?”. Lo abbiamo riletto con la riflessione di Luca Robino dove sono stati “rimasticati” in solitaria i temi ascoltati, abbiamo proseguito col pezzo di Nicola Sardi in cui si è dato voce alla coralità del lavoro svolto nelle Equipe Miste di Torino ed abbiamo terminato con Luca Rolandi che ha affrontato lo stesso tema dischiudendo un orizzonte più ampio, ossia quello del Convegno Ecclesiale Nazionale a cui ha partecipato a metà novembre.

Così facendo abbiamo percorso una prospettiva che dal singolo passa al gruppo per aprirsi ai molti. Una via che probabilmente sempre andrebbe percorsa nell’affrontare un qualsiasi aspetto dell’essere nel mondo. Questo per evitare visioni private, arroccamenti, fanatismi, in poche parole per evitare di non essere misericordiosi. Questo percorso pone l’annuncio del Regno come “il” centro, come ci ricorda Luca Robino nel suo articolo, un annuncio che deve poggiare su un “pavimento” di speranza. E proprio qui va ricercata la traccia comune di questa newsletter: non piangersi addosso per una perduta “supremazia” di oggi o futura (supremazia su cosa o su chi?), ma guardare al futuro ricordando come scrisse Arturo Paoli che camminando s’apre cammino. Volendo distillare gli articoli in un solo verbo pensiamo (ma guarda!) all’ultimo che Gesù ha consegnato ai discepoli alla fine del vangelo di Marco: andare!

Tutto ciò in un tempo che, come abbiamo detto, ci approssima al Natale e ci fa sentire impellente il desiderio di donarvi un augurio. Peschiamo allora nuovamente dalla Scrittura  con le parole di Isaia 49,25:  

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.

Ecco cos’è in ultima istanza il Natale, un fatto storico passato ed irripetibile che per mistero si rinnova ogni anno.  Quel bambino è la promessa incarnata che Dio non si dimentica di noi. Con questa pensiero nel cuore vi auguriamo un Natale di pace, misericordia e serenità, augurandoci soprattutto vicendevolmente che non accada mai il contrario, che noi possiamo dimenticarci di Dio e del nostro andare ad annunciare il Regno.

Buona lettura

Gruppo Referente Cultura




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