newsletter n° 23 - estate 2015

MASCHI, FEMMINE E….

Quando diciamo “maschio”, quando diciamo “femmina”, siamo sicuri di che cosa stiamo parlando, di chi stiamo parlando? Sicuramente sì. E quando diciamo “uomo”, quando diciamo “donna”, siamo altrettanto certi di che cosa e di chi stiamo parlando? Certamente sì. Anzi: forse. Chissà. Proprio così. Infatti, il demone del Novecento, che tutto ha messo in discussione, da qualche decennio non sta risparmiando neppure la più classica delle differenze ‘naturali’, che hanno fin qui innervato il corso della storia umana: quella tra uomo e donna. Diciamo subito che la vera novità che ci viene dal secolo passato non è stata tanto l’elaborazione continua di stratagemmi volti a scardinare questa o quella certezza, ma è stata piuttosto l’invenzione della ‘mediasfera’, cioè di quell’involucro informativo in cui siamo costantemente immersi, volenti o nolenti, e che fa sì che ciò che un tempo sarebbe stato soltanto appannaggio di qualche intellettuale riunito in qualche avanguardia, di pensiero e di azione, oggi diventasse immediatamente moneta circolante spendibile da chiunque. Per questo motivo abbiamo pensato di dedicare la presente NL al tema della cosiddetta ‘teoria gender’ o ‘di genere’: non perché sia un argomento di particolare peso specifico sulla scena del mondo, ma perché la sua diffusione mediatica non potrà prima o poi non interpellare le nostre coscienze, le nostre convinzioni, la nostra visione del mondo. Certe dichiarazioni delle agenzie internazionali - ONU, OMS e Comunità Europea in primis -, certe indicazioni fornite da alcuni governi in materia di educazione scolastica ispirate dalla ‘gender theory’, il continuo transito in rete e nei media di messaggi più o meno esplicitamente orientati secondo il paradigma LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) hanno allarmato la Chiesa e non pochi rappresentanti di associazioni cattoliche e non. Si pensi al ‘Family Day’ svoltosi a Roma nel giugno scorso, manifestazione che ha raccolto l’adesione di innumerevoli partecipanti riuniti sotto le più diverse insegne. Il tema insomma è scottante e alta è la posta in gioco, perché ancora una volta nella storia ci viene forse offerta l’opportunità e la sfida di scegliere quale umanità custodire e far crescere. Ma prima ancora di prendere posizione, ammesso che di questo si tratti, prima ancora di accusare di ideologismo e di lobbismo l’una o l’altra parte, crediamo sia necessario innanzitutto conoscere e cercare di capire. Umilmente, con l’atteggiamento di chi sa mettersi in ascolto dei segni dei tempi, sapendo che questi non accadono per caso, ma sono l’annunzio di qualcosa di nuovo eppure di sempre uguale: la chiamata ad un cammino ininterrotto di conversione a Cristo, l’unico capace di farci superare ogni incomprensione e pregiudizio.

Cominciamo il nostro percorso con un articolo di Cristiana Pulcinelli, per gentile concessione di Rocca, periodico della Pro Civitate Christiana sempre attento a cogliere i mutamenti del nostro tempo là dove questi interrogano il senso profondo dell’umano. Con il suo “Lessico sul gender”, la Pulcinelli mette a punto una chiara e completa mappa utile per orientarsi nelle varie declinazioni che il gender può assumere di volta in volta.

Questa sorta di vademecum ci servirà per guidarci lungo i sentieri, a volte spaesanti, che Emanuele Bignamini, nel suo “Trans-sessualismo, identità e apertura”, traccia con stile essenziale attingendo all’esperienza clinica dello psicoterapeuta. Quella del gender non è che una delle molteplici espressioni in cui si manifesta l’attitudine ‘post-post-moderna’ di spostare continuamente i confini – trans, appunto - tra l’io, il sé, il corpo ecc. La vera questione, insomma, non riguarda il gender, ma l’identità di ciascuno di noi e Bignamini ci invita a superare il senso di inquietudine che questa continua erranza insinua nel nostro intimo facendo appello alla radicale apertura di spirito che il cristiano, per potersi dire tale, non può non fare sua.

Con lo sguardo dell’antropologia biblica di Pier Davide Guenzi “La questione del gender” viene messa in risonanza con le Scritture e ciò che ne scaturisce è una più ampia significazione della coppia maschio-femmina, capace di trasformare il dato naturale della differenza sessuale da origine di tutte le opposizioni bipolari a nuova possibilità di superamento delle discriminazioni evitando il rischio di una “comprensione in-differenziata dell’umano”.

Per ultima, ma non ultima, anzi, per poterci mettere in ascolto delle persone e lasciare per una volta da parte idee, convinzioni, teorie e altri filtri, riportiamo la lettera-articolo di Leda, "Principessa col pisello" (apparsa su "INSONNIA, mensile di confronto e ironia" di Racconigi) che racconta e descrive in prima persona, con ironica passione, il vissuto di chi interiormente non corrisponde al proprio sesso, e viceversa, e decide pertanto di trans-itare nell’altro sesso. Un percorso fatto di ostacoli continui, interni ed esterni, su cui ciascuno di noi può riflettere leggendo semplicemente il resoconto e le considerazioni di Leda.

Ci rendiamo conto che la lettura di questa newsletter non sarà facile e vi chiediamo scusa se qua e là nei testi compare qualche espressione, per così dire, ‘tecnica’. Ma al di là di questo è stata la complessità e la delicatezza del tema a imporci innanzitutto di conoscere, anche con fatica, e quindi di evitare scorciatoie e semplificazioni, quelle stesse che sono all’origine delle incomprensioni reali di tutti i giorni e di tutti quegli atteggiamenti che evidenziano quanto sia sottile il confine tra il distinguere e il discriminare.

Visita anche

newsletter n° 23



Questo sito utilizza cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. Maggiori informazioni.