Newsletter n°31 - Luglio 2017

CULTURA DIGITALE: UNA NUOVA "EMERGENZA" UMANITARIA?

“COSA C’E’ DI PEGGIO DI UN MONDO DOMINATO DA INTERNET? UN MONDO SENZA
INTERNET”
(Paragh Khanna – Connectography – Fazi Editore 2016)
Ogni epoca interroga l’uomo e pone problemi a cui l’uomo cerca di dare soluzioni più o meno adeguate. Soluzioni che spesso a loro volta diventano nuovi problemi da risolvere. E così via. Chi pensasse di trovare nel Vangelo le istruzioni d’uso del mondo e quindi le soluzioni ai problemi che questo pone, finirebbe inevitabilmente col non capire che cosa sta davvero succedendo e,
prima o poi, col rifugiarsi in qualche forma di fondamentalismo che non si occupa del mondo se non per condannarlo. Ma Dio non condanna il mondo (Gv 12,47). Dio non ama il mondo che noi vorremmo che fosse. E neppure ama il mondo che noi crediamo che a lui piacerebbe. Dio ama proprio questo mondo così com’è (Gv 3,16). E infinitamente. Nulla di più, nulla di meno. Costa fatica ammetterlo, perché ciò significa che anche noi siamo chiamati ad amare il mondo in cui viviamo e a rendere ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,15).
Bene. Qual è allora il tratto dominante, la nota prevalente, il problema più influente che interroga l’uomo nell’età presente e a cui l’uomo è chiamato a rispondere attivamente, pena la condanna all’insignificanza? Che cosa qualifica l’oggi, qui e in tutto il resto del pianeta, al punto che non ci si può sottrarre alla sua influenza se non in un illusorio isolamento? Da tempo tutto ciò ha un nome: tecnica. Siamo infatti da tempo e in modo sempre più accelerato immersi in quella che potremmo definire ‘tecnosfera’. Un fluido sottile e onnipresente nel quale respiriamo non con i polmoni, ma con la mente e i suoi movimenti, che sono concetti, desideri, proiezioni.
Quando diciamo ‘tecnica’ il pensiero va immediatamente agli innumerevoli dispositivi che affollano la nostra esistenza quotidiana. Ma in verità la tecnica è innanzitutto un modo di stare al mondo, un modo di pensare il mondo, un modo di praticarlo e di abitarvi. Noi infatti guardiamo sempre più ‘tecnicamente’ il mondo, intendendo con tale espressione un atteggiamento che tende a considerare ogni realtà quasi esclusivamente per il suo valore funzionale, cancellando progressivamente la differenza tra fini e strumenti. Quando infatti questi ultimi non sono più la semplice riproduzione di abilità fi siche, il prolungamento potenziato del corpo e delle sue articolazioni, ma si configurano sempre più come estensione di
capacità mentali, di tratti che fino a ieri definivano in modo inequivocabile l’essenza dell’umano, allora si entra in una dimensione narcisistica in cui l’immagine, la realtà virtuale, diventa il modello da imitare, l’ideale a cui dedicare tutti gli sforzi di ricerca e innovazione. Abbiamo inventato il computer a immagine e somiglianza della nostra mente e ci siamo innamorati a tal punto di questo strumento da ritenere infine che sia la mente un’immagine del computer e non viceversa. Di qui lo spaesamento, il senso di impotente inquietudine che ci coglie nel presentire che l’originalità sorgiva di ciascuno di noi è minacciata, destinata forse a dissolversi nel mare digitale che tutti ci avvolge.
Che fare? La Parola, s‘è detto, non fornisce istruzioni da cui dedurre vie di azione. Questo è il segno di quanto l’autonomia del mondo e dell’uomo stiano a cuore al Signore (Mt 22, 15-21 e Lc 12, 13-14). Ma il Vangelo ci off re un inequivocabile sguardo sul mondo, un orientamento, una disposizione verso tutto ciò che esiste e da questo dono di grazia dovremmo trarre ispirazione per discernere i ‘segni dei tempi’, che silenziosi maturano nel gigantesco e onnipresente movimento della tecnica. La complessità del mondo ha da tempo messo fi ne alle visioni unitarie e onnicomprensive di questo o quell’esperto pensatore e dobbiamo così accettare che il senso di ciò che accade e di ciò che occorre fare per sortirne bene possa scaturire soltanto da una ricerca integrata di più voci intonate a una comune speranza nell’uomo e nella sua capacità di mantenere alto lo sguardo nonostante tutto.
I contributi raccolti in questa NL provano a seguire questo stile. Buona lettura e buona tecnica a tutti.

Luca Robino




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