Newsletter n°30 - Pasqua 2017

UNA BUONA NOTIZIA: SIAMO TUTTI ANCORA IN CAMMINO…

In una di queste domeniche che precedono la Pasqua il Vangelo della Liturgia ci ha proposto la figura di Abramo: “esci dalla tua terra e vai verso la terra che ti indicherò..”.

La buona notizia è che a partire da Abramo siamo tutti in viaggio, tutti migranti, tutti in cammino verso una meta definitiva. Il problema è che spesso non lo sappiamo… Di conseguenza spesso ci attacchiamo con le unghie e coi denti alle cose ed ai luoghi di questo mondo.

Ben vengano allora dei ragazzi che, partiti dalla Costa d’Avorio o dalla Guinea, sono finiti a dare una mano nella tragedia del Rigopiano. Ben vengano quegli imprenditori che tentano di re-interpretare il lavoro in un ottica ‘umanizzata’ fondata sulla valorizzazione del contributo di ogni lavoratore e sulla partecipazione. Ben venga l’incredibile storia delle carceri aperte di Bollate. Ben venga la voglia di tanti abitanti di Barcellona che trovano il coraggio di scendere in piazza per gridare “abbiamo accolto troppo poco” o che a Leinì accada il “miracolo” di persone diverse si che incontrano durante questo comune e condiviso migrare, nostro e loro, e sanno condividere un pezzo di vita. Ben venga che sia premiata una tostissima donna italiana che pochi sanno aver letteralmente inventato il progetto Erasmus di scambio europeo tra studenti. Una invenzione che ha contribuito a creare nei nostri giovani un sentimento di casa comune europea; settant’anni fa le principali nazioni europee si trucidavano nella Seconda Guerra Mondiale, oggi i nostri giovani europei viaggiano, studiano, lavorano, si amano tra loro indipendentemente dalla “nazionalità”.

Tutti questi episodi possono sembrare non correlati, ma il segreto forse è proprio quello citato all’inizio: siamo tutti in cammino e tutti parte della stessa umanità. Possiamo decidere di erigere muri o costruire ponti, possiamo creare ghetti o tentare di condividere le nostre diversità, possiamo camminare nella vita “aggrappandoci stretti alla nostra roba”, che primo poi dovremo lasciare, oppure comprendere che la condivisione rinnova il nostro essere umani. Come tante piccole perle questi episodi vengono tenuti insieme da un sottile filo che si chiama speranza. La speranza che ha origine dal nostro essere e riconoscerci persone umane, persone divise da tante religioni, da tante lingue diverse ma accomunate da un camminare comune verso un “ritorno a casa”. Dovremo essere grati di questa speranza e cercare di tenercela stretta, perché in questi tempi cupi è solo questo che ci può permettere di non smarrire la via.

Ho cercato di non barcollare; ho fatto passi falsi lungo il cammino. Ma ho imparato che solo dopo aver scalato una grande collina, uno scopre che ci sono molte altre colline da scalare. Mi sono preso un momento per ammirare il panorama glorioso che mi circondava, per dare un’occhiata da dove ero venuto. Ma posso riposarmi solo un momento, perché con la libertà arrivano le responsabilità e non voglio indugiare, il mio lungo cammino non è finito. (Nelson Mandela)   

 Ti ricordi il proverbio indiano… diceva pressappoco così: “Ogni volta che vuoi giudicare qualcuno, cammina prima per tre lune nei suoi mocassini.” Dobbiamo diventare dei grandi camminatori non credi? Camminare, camminare e camminare ancora, uno a fianco dell’altro, scambiandosi le scarpe, uno nelle scarpe dell’altro. Camminare pensando al giorno in cui siamo venuti al mondo e a quello in cui ce ne andremo. Camminare accanto alla fragilità, nella nudità senza toghe, senza indici levati. Dobbiamo camminare per costruire un mondo la cui base non siano più il giudizio e il pregiudizio, ma l’umiltà e la comprensione.

(Cara Mathilda – Edizione Bompiani 2013 – Susanna Tamaro)

Buona lettura e buona speranza.




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