L'infinito di Bregantini

L'INFINITO DI BREGANTINI

Una rilettura cristiana dell’Infinito di Giacomo Leopardi che rende il poeta di Recanati non l’esponente del pessimismo cosmico, ma di un animo che mirando sovrumani silenzi anela all’eterno e sprofonda nell’immensità del mistero.
E’ quella che ha offerto padre Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano, nell’ambito di una catechesi sull’Eucarestia, tenuta a Bitonto su invito della Confraternita di S. Pasquale Baylon e dalla Comunità di Cristo Re Universale.
L’Infinito – secondo Bregantini - rivela l'anelito a un orizzonte sconfinato che non può realizzarsi a causa della siepe, che è la crisi che stiamo vivendo e che ci impedisce di vedere l'infinito di bene che c'è oltre. E’ il simbolo di tutto quello che ci spaventa, ci rinchiude dentro un atmosfera di paura. Il segno degli ostacoli, delle chiusure, delle paure, degli orizzonti limitati. 
Ma Leopardi non si arrende davanti alla siepe “che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude” ma grazie al vento che il poeta sente sulla sua pelle, ovvero lo Spirito Santo, può almeno intravedere cosa c'è oltre. Intravede interminati spazi, sovrumani silenzi, e profondissima quiete e gli “sovvien l’eterno”.
Dobbiamo partire da qui - dice padre Giancarlo Bregantini - da questa capacità, che viene dalla fede, di intravedere il Cielo. Intravedere oltre la siepe si fa così immagine di uno stile di speranza, che valorizza le tracce che Dio sa porre dentro la nostra storia. C’è infatti un vento che attraversa la siepe e ci richiama la voglia e la gioia di un Infinito che già da ora ci coinvolge e ci spinge in avanti.

Valentino Losito




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