LETTERA 210 - OTTOBRE-NOVEMBRE 2020

EDITORIALE : La passione dell’amore

AUTORE        : Luigi e Valeria Stefanizzi - Responsabili Regione Sud Est

Per questo editoriale rileggiamo insieme il brano del vangelo delle nozze di Cana, molto spesso ascoltato nelle liturgie sponsali.

Lo facciamo per fare memoria della nostra festa di nozze, della fatica dei preparativi, dell’emozione dell’attesa, della cura di ogni piccolo dettaglio. Rivediamo i volti degli invitati: familiari, parenti, amici.

Ci lasciamo cullare dal ricordo della musica, dell’allegria, della gioia provata nel veder realizzato il nostro sogno, ma soprattutto quella sospensione quasi mistica nel pronunciare quel “si” sussurrato con emozione, con fiducia, con sincerità nella certezza, in quel momento, che la fedeltà reciproca, al progetto iniziale, non sarebbe mai vacillata.

“venuto a mancare il vino…”

“Non esistono le famiglie perfette che ci vengono proposte da una propaganda ingannevole e consumistica. In queste famiglie gli anni non passano, non esistono le malattie, il dolore, la morte. La pubblicità consumistica mostra un’illusione che non ha nulla a che vedere con la realtà che devono affrontare giorno per giorno i padri e le madri di famiglia“ (Papa Francesco)

Quante volte siamo andati a spillare la botte e l’abbiamo trovata vuota! Viviamo proiettati in una corsa continua, siamo sempre in lotta con il tempo; ognuno di noi deve gestire diverse sfere: il lavoro o la sua mancanza, gli affetti e gli impegni familiari, gli amici, gli interessi personali. Ci occupiamo di tante cose e cerchiamo, spesso pretendiamo, di risolverle tutte ma abbiamo a disposizione “solo” 17 ore; ci manca il tempo per far tutto! Ci sono poi gli imprevisti. Chi ne è esente? In quel progetto iniziale, in quel sogno da fidanzati, non trovavano certo posto le “prove” dalle più pesanti a quelle piccole croci da caricare ogni giorno che minano, logorano, formano piaghe. Ed ancora, a condizionarci, non c’è solo il nostro microcosmo personale, siamo, infatti, perennemente connessi col mondo, costantemente informati su di esso e succede, anche se indirettamente, che siamo esposti a ciò che di negativo accade ogni giorno e questo contribuisce a minare la nostra serenità, ad aumentare la sensazione che l’altro può essere un potenziale “nemico” anche quando quell’altro è “carne della nostra carne, ossa delle nostre ossa”.

“vi erano là sei giare di pietra per la purificazione…”

“Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani; altri entrano nel conflitto e ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni; vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto.

Ѐ accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformalo in un anello di collegamento di un nuovo processo“ (E.G.227.)

Come ci dice Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium possiamo far finta che la festa stia continuando, poco importa se ora scarseggia il vino, poi mancherà la musica, l’allegria e pian piano anche gli invitati andranno via; possiamo accusarci reciprocamente per aver dimenticato di fare le scorte, entrare in conflitto e spegnere di nostra iniziativa le luci della festa oppure… oppure possiamo cercare dentro di noi, lavorando fianco a fianco, un punto buono dove scavare un pozzo per attingere l’acqua del dialogo che si fa confronto e ascolto.

Un ascoltare con le orecchie per sentire ogni parola dell’altro come qualcosa di speciale; un ascoltare con la mente per cercare umilmente comprensione; un ascoltare con gli occhi per cogliere “il non detto”; un ascoltare con il cuore che sa vedere solo la parte migliore. Possiamo riempire le giare con l’acqua dell’accoglienza perché l’altro è diverso e l’obiettivo non è cambiarlo, ma puntare ai suoi pregi, valorizzando i suoi successi, guardandolo come completamento del nostro essere e non come antagonista. Ed ancora secchio su secchio, possiamo tirare su dal pozzo l’acqua della fiducia che “lascia in libertà, rinuncia a controllare tutto, a dominare”(AL115) e quella del perdono che è un atto di coraggio perché va concesso e non sempre ne siamo capaci in quanto ci sembra sinonimo di debolezza. Il perdono invece non è solo un dono per l’altro ma è anche per noi, donandolo ci rende liberi dal risentimento, dalla rabbia, dal rancore.

E quando il sole picchia più forte, continuando a lavorare sincroni, possiamo attingere l’acqua della perseveranza, della pazienza, della fedeltà, in altre parole l’acqua della passione che ci disseta e ci rinfranca, che ci fa andare avanti anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile e la tentazione è quella di rinunciare. Ѐ la passione che ci fa ripetere ogni giorno “sì” a quel progetto iniziale, a quel “ti prendo come mia sposa/ mio sposo” e rinnova la promessa che non è una volta per tutte, ma impegno di ogni giorno.

Ma c’è ancora un’altra giara che possiamo riempire, è quella dell’acqua dell’accompagnare, del prendersi cura, del mettersi a fianco. Quante famiglie provate, quante coppie ferite conosciamo tra parenti, amici colleghi con tante “storie” di incomprensioni, malattie, lutti, difficoltà economiche, tradimenti, veniamo a contatto!. Possiamo metterci accanto, fare un pezzo di strada insieme portando, come il Cireneo, la loro croce, possiamo ascoltare, consigliare, pregare.

“fate quel che vi dirà….”

“Il matrimonio potrebbe essere l’esperienza più dolorosa della vita, anzi lo sarà senz’altro. Sposarsi è morire e rinascere nella carne di un altro, non ci hai mai pensato? Non saprai più dove finisce tua moglie e cominci tu, cosa è lei a volere e cosa vuoi tu, il matrimonio è un viaggio così incerto, disagevole e pericoloso che se Dio non ci accompagnasse io non l’ augurerei a nessuno “ (tratto da Anna Karenina di Lev Tolstoj)

Ma non bastano le nostre giare piene di acqua, c’è bisogno dell’Invitato Speciale, come ci dice Padre Caffarel “per noi sposi, la nostra vocazione consiste nel camminare insieme per Cristo, l’uno e l’altro, l’uno con l’altro, l’uno per l’altro. La fonte dell’amore cristiano non risiede nel cuore dell’uomo, risiede in Dio. Per gli sposi che desiderano amare, che vogliono imparare ad amarsi ogni giorno di più, c’è solo un unico buon consiglio: ricercare Dio, amare Dio, essere uniti a Dio, lasciare a Lui tutto lo spazio”1 e Lui trasformerà la nostra acqua in vino nuovo, frizzante, inebriante e la festa non avrà mai fine, coinvolgerà non solo noi ma anche gli invitati a cui testimonieremo la bellezza della relazione sponsale mentre i nostri cuori canteranno all’unisono:

“e andremo e annunceremo che in Lui tutto è possibile
e andremo e annunceremo che nulla ci può vincere
perché abbiamo udito le Sue parole
perché abbiam veduto vite cambiare
perché abbiamo visto l’amore vincere
si, abbiamo visto l’amore vincere…”

(tratto da Tutto è possibile testo di Nuovi Orizzonti)

Allegati

Lettera 210




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