Pagina aggiornata il 08 marzo 2010

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Non si può avere se non si impara a dare...

9 Febbraio 2010
Dal Vangelo apprendiamo che l’uomo, nella parabola del Figliol Prodigo, non cessa di essere figlio di suo padre, nonostante tutto, nonostante la distanza, le esperienze, le divergenze e i dissapori.
Parimenti il padre non cessa di essere genitore: egli attende, poi comprende, infine, accoglie e festeggia, dimenticando in un attimo le conflittualità del passato.
Naturalmente quello che intendiamo nella figura del padre vale in senso generale: è la qualità del genitore che conta, uomo o donna che sia. Da un punto di vista laico, vediamo che in ogni parte del mondo, in ogni cultura, i rapporti familiari hanno una loro forza e importanza, anche quando i valori dominanti sono devianti.
Ci chiediamo, allora, quale è il carisma che si aggiunge come credenti e come cattolici.
Se osserviamo la famiglia di massimo riferimento religioso, notiamo che a Nazaret, Giuseppe, pur non essendo il padre naturale di Gesù, si prende cura del bambino e di Maria senza eccezioni, senza esitazioni. Pur non comprendendo fino in fondo, forse, la vera natura di quella maternità, non ci furono dubbi sul suo ruolo di genitore e marito, nonostante i valori dominanti di quel tempo.
Il falegname fu padre fino in fondo e attento marito. Comprendere la dottrina di Cristo, significa trasferire nell’ordinario ciò che è straordinario: saper amare, saper dare, saper aspettare ed ascoltare. Sono doni straordinari perché implicano talvolta rinuncia e senso del sacrificio, sapendo però che in tali capacità di donazione si fortificano i valori più grandi e la ricchezza umana più illuminata.
Sappiamo che imparando a donare cresce in noi quella gratificazione interiore che diventa il nostro pane quotidiano. Diceva S. Agostino nelle sue “Confessioni”: «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».
Il nostro cuore ha bisogno di una pace che non venga scalfita dalle banalità di ogni giorno, ha bisogno di un sostegno che non venga sconfitto da necessità e impegni. Pace e sostegno crescono nell’esperienza di San Giuseppe. Pace e sostegno possono crescere in noi nell’imitarlo, nell’imparare a donarci all’interno della famiglia, senza farne però una nicchia esclusiva e chiusa al mondo esterno. La famiglia è anche espressione di appartenenza al genere umano, con condivisioni, interazioni, alleanze. Facciamo in modo che l’amore veicoli in tutte le direzioni, affinché possa tornare a noi e ai nostri cari. Non si può avere se non si impara a dare.

Giampietro e Lina De Angelis
équipe SBT 5 – Settore Marche B