IL MOVIMENTO

Introduzione: cosa sono le Equipe Notre Dame

Le Equipe Notre-Dame (END) sono un movimento laicale di spiritualità coniugale, nato per rispondere all’esigenza delle coppie di sposi di vivere in pienezza il proprio sacramento, sorretto da una propria metodologia, aperto ad interrogarsi sulla complessa realtà della coppia di oggi.

Le END nacquero in Francia intorno al 1938 per iniziativa di alcune coppie che, insieme ad un sacerdote, Padre Henry Caffarel, presero l'abitudine di incontrarsi mensilmente per approfondire il significato del sacramento del matrimonio, per verificare il senso del loro essere coppie cristiane, per ricercare un modo coerente di inserirsi, come coppie e come famiglie, nella società. Queste coppie trovarono tanto aiuto da questi incontri che ben presto ne coinvolsero altre fino ad arrivare, l'8 dicembre del 1947, a formalizzare la nascita di un nuovo Movimento. Riflettere sul modo in cui le END sono nate è utile per comprendere i successivi sviluppi del Movimento. Le END non sono nate da un progetto pianificato a tavolino, né dalla risposta ad una necessità pastorale: sono sorte per l'iniziativa e per l'esigenza maturata da coppie di sposi.

Sono nate perché rispondevano ad un bisogno ormai diffuso nel laicato più sensibile, che aveva preso coscienza di come il repentino e cospicuo allungarsi della vita media aprisse al cammino di coppia un itinerario più lungo e complesso di quello racchiuso nella funzione riproduttiva; che comprendeva come la vita di coppia fosse un itinerario vocazionale e salvifico non subalterno; che voleva confrontare il significato del sacramento del matrimonio con il vissuto della propria esperienza; che cominciava a prendere consapevolezza del proprio ruolo all'interno della comunità ecclesiale. Il fatto che il Movimento sia nato per rispondere all'esigenza delle coppie, gli ha lasciato impresso uno stile: è per questo che le END si sentono impegnate in una riflessione permanente su come armonizzare il carisma ispiratore con la lettura dei segni dei tempi che interrogano la coppia in ogni stagione della storia, e tendono a valorizzare la propria esperienza alla luce della Parola di Dio.

Come definire una Equipe Notre-Dame? Una comunità: ogni equipe si costituisce liberamente, nessuno vi arriva a seguito di pressioni, nessuno vi rimane per obbligo. Ciascuno vi rimane attivamente nella fedeltà allo Spirito; una comunità cristiana: non è infatti una semplice comunità umana. Ogni equipe si riunisce "nel nome di Cristo" e vuole aiutare i suoi membri a progredire nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo per meglio rispondere alla chiamata del Cristo; una comunità di coppie: la coppia cristiana è essa stessa una "comunità cristiana", ma con una sua particolare originalità. Essa si fonda su una realtà umana: il dono libero, totale, definitivo e fecondo nell'amore che un uomo e una donna si fanno con il matrimonio.

Questa realtà umana diventa, in Cristo, un sacramento, cioè un segno che manifesta l'amore di Dio per l'umanità, l'amore di Cristo per la Chiesa, e ne rende partecipi gli sposi. L'aiuto reciproco in seno ad un'equipe Notre-Dame assume quindi un aspetto molto particolare: le coppie in essa si aiutano a costruirsi in Cristo e a mettere il loro amore al servizio del Regno; una comunità di equipe: isolata, l'equipe rimane debole. Rischia di essere senza fiato, di intristire se non è vivificata da un rapporto esterno, se non è sostenuta da esigenze condivise con altri; senza legame con una comunità più ampia, rischia di ripiegarsi su se stessa e di vedere la sua vita comunitaria ridotta ad un egoismo di gruppo.

E' per questo che essa si inserisce nella comunità di tutte le equipe che aderiscono allo stesso progetto, in questa comunità ecclesiale che costituisce il Movimento delle Equipe Notre-Dame; una comunità sotto il nome di Maria: le Equipe Notre-Dame si pongono sotto la protezione della Vergine Maria. Non c'è guida migliore per andare a Dio di colei che "occupa il primo posto tra questi umili e quei poveri del Signore che sperano e ricevono da Lui la salvezza con fiducia" (Lumen Gentium nº55). È esperienza comune nel Movimento che ciò che unisce le diverse coppie, pur nella differenza delle culture, delle lingue, delle storie personali e sociali, è talmente forte che quando ci si incontra con equipier del tutto sconosciuti la sintonia è immediata e profonda.

Una delle scelte fondanti delle END è stata quella di "essere movimento". Le Equipe Notre-Dame non eleggono rappresentanti né quadri dirigenti permanenti, non hanno altro patrimonio da amministrare che la fede degli equipier.

Le equipe sono comunità in cammino. La vita di equipe è una continua verifica che "camminando s'apre cammino", perché l'esigenza di essere fedeli a Cristo, di leggere la Parola di Dio nella Storia impone una visione dinamica della vita cristiana, introduce in una dimensione di conversione permanente. Così le equipe sono in cammino, povere di mezzi "non prendete nulla per il viaggio" (Lc 9,3) ma ricche del loro patrimonio di fede e di riflessione, impegnate a elaborare e a vivere ogni giorno la teologia del matrimonio, disponibili all'azione dello Spirito. Certo, alcune caratteristiche (la centralità della coppia, l'essere Movimento, un certo Metodo) non possono essere abbandonate, pena la perdita dell'unità e dell'identità, ma poi ogni equipier ha la possibilità concreta di incidere in modo significativo sulla crescita e sugli indirizzi generali del Movimento.

Lo aiutano una serie di strumenti: un clima di reale collegialità e ascolto reciproco, incontri periodici di coppie di equipe, città o nazioni diverse, una fitta rete di periodici autogestiti (le lettere delle Equipe Notre-Dame, scritte e diffuse tra equipier della stessa lingua).






UN MOVIMENTO...


DI FORMAZIONE
La comunità ecclesiale è ricca di Movimenti dalle caratteristiche diverse. Le END hanno scelto, innanzitutto, di essere movimento di formazione e non di azione: il loro scopo è quello di aiutare le coppie cristiane nel loro cammino di conversione permanente, nel prendere coscienza che il loro matrimonio è un sacramento da vivere e testimoniare nella realtà di ogni giorno. "Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta" (Mt 6,33) dice l'Evangelo, e così è per le END: partecipare ad un movimento di formazione non può non portare ogni coppia ad impegnarsi per la costruzione del Regno, ma non ci sono ricette. Così gli equipier si mettono al lavoro, con i propri carismi e senza "impegnare" il Movimento in alcuna scelta "di campo", per "dare testimonianza della speranza che è in loro" (1 Pt 3, 5). C'è chi apre la propria famiglia all'adozione o all'affido, chi si impegna nella catechesi o nei corsi di preparazione al matrimonio, chi nel diaconato, chi attua il suo impegno nella società civile con lo spirito di chi si dedica alla costruzione del Regno. La scelta di non avere un proprio impegno pastorale come Movimento - nel rispetto dei diversi impegni di tutti - ma di "sciogliersi come lievito nella pasta" può apparire come un limite, un basso profilo rispetto alle pressanti esigenze di evangelizzazione della società; tuttavia, ogni tralcio della vite offre un proprio frutto, e le END si sentono impegnate nell'offrire alla comunità ecclesiale tutta intera la formazione continua di coppie che vivono in modo attivo e consapevole la quotidianità.

DI RIFERIMENTO
Un’altra scelta importante è stata quella di essere un movimento di riferimento e non di appartenenza. I movimenti di appartenenza teorizzano un alto profilo, un Identità forte ma soffrono il limite di un'eccessiva omogeneità tra i loro membri; le END invece - forti dell'esperienza della coppia - hanno scelto di privilegiare il pluralismo, la formazione delle coscienze, la responsabilità personale, la ricchezza dell'alterità come incontro con l'altro.

SOVRANAZIONALE
Il Movimento END è costituito da oltre 9500 gruppi di coppie (le equipe, appunto) distribuiti un po’ in tutto il mondo. In Italia le Equipe Notre-Dame, presenti fin dal 1959, sono abbastanza numerose (con oltre 690 equipe) e sono distribuite in quasi tutte le regioni.

DI LAICI
Ogni equipe è composta da un numero variabile di coppie (in genere da 5 a 7) e da un Consigliere Spirituale che cammina con loro ed instaura con loro un rapporto ricco e fecondo. Come movimento laicale le END sono animate da coppie che si mettono temporaneamente al servizio, secondo una struttura minima, basata sul valore della collegialità. Così gruppi di 3-4 equipe sono tenuti in contatto tra loro e con il resto del Movimento da una coppia di collegamento; le equipe di una città (o di una definita area geografica) sono riunite in uno o più Settori, e i Settori in Regioni. Le END si sono date un proprio statuto e sono state riconosciute dal Consiglio Pontificio per i Laici come Associazione di fedeli di diritto privato (1992). Il Movimento è interamente autofinanziato e tutti i servizi si basano sul contributo volontario e spontaneo di tempo, di energie, di risorse delle coppie. Ogni coppia versa ogni anno l'equivalente di una giornata lavorativa a sostegno delle principali attività organizzative, per permettere a ciascuno di svolgere un servizio (che comporta inevitabili spese) indipendentemente dal proprio reddito, per consentire la partecipazione alla vita del Movimento di ogni coppia che lo desideri, per aiutare lo sviluppo delle END nelle regioni geografiche dove grandi distanze e basso reddito costituiscono ostacoli gravissimi.

Con le due vocazioni in dialogo
Fin dall’inizio il movimento END ha sempre voluto assicurare ad ogni equipe la presenza di un Consigliere Spirituale: le ragioni di questa scelta sono indicate nella presenza delle due forme di sacerdozio - battesimale e ministeriale - che nell'equipe rendono visibile la comunione ecclesiale e nel fatto che il sacerdozio rende concreto il rapporto sacramentale tra il Corpo e il Capo. Tutti gli equipier riconoscono come un grande dono la presenza tra loro del Consigliere Spirituale: egli è segno di unità della Chiesa, assicura una competenza specifica su temi di carattere teologico e offre alle coppie una visione complementare di vocazione alla vita cristiana. Anche i sacerdoti considerano l'equipe un dono e trovano nelle END un modo di vivere il loro ministero. Il compito specifico del Consigliere Spirituale è quello di consigliare e ciò non significa solamente dare suggerimenti, precisare la retta fede e i giusti orientamenti morali, proporre consigli pratici, dare indicazioni di vita per la coppia, ma anche offrire o far emergere il grande dono dello Spirito Santo, che è il Consiglio, quello per il quale si possono prendere le giuste decisioni e orientare la vita secondo la specifica vocazione derivata dal sacramento del matrimonio. Dovrebbe essere ancor più sviluppata la nozione di consigliere: non si tratta infatti di vedere il consiglio come una forma povera e debole rispetto alla decisione ma, piuttosto, di leggerlo attorno al dono del consiglio che lo Spirito dà a chi vuole ma che non lascia mancare a chi presiede la comunità. Il dono del consiglio richiama la meta, illumina la vita, sostiene nella fedeltà, evita la precipitazione e l'improvvisazione, mette in crisi le false sicurezze. si esprime con la parola e con il silenzio ma soprattutto con la fraternità.

UN METODO PER LA COPPIA
Questo movimento ha la sua specificità di essere formato da coppie cristiane che si aiutano a vivere il loro matrimonio "nel Signore, a crescere nell`amore di Lui, del coniuge, dei figli, di tutti. Il loro grande obiettivo è quello comune di tutti i credenti: mettersi alla sequela di Cristo, vivere nella sua Pasqua il passaggio continuo dalla morte alla resurrezione. Tuttavia è esperienza comune che i gruppi spontanei non riescono a sopravvivere al di là di una breve stagione se non si danno un minimo di metodologia. Così, all'inizio della vita del movimento END, il rapido moltiplicarsi delle equipe pose dei problemi di identità: come identificarsi in quanto equipe e come fare unità senza appiattirsi sull'uniformità? Venne allora spontaneo, in quanto necessario, cercare di delineare un "metodo" che unificasse e definisse la vita delle singole equipe. Questo metodo END è costituito da un insieme di strumenti che aiutano il singolo, la coppia, l'equipe nel suo cammino di conversione. Non si tratta di imposizioni, ma di "regole del gioco" che caratterizzano chi aderisce al Movimento, che affondano profondamente il loro significato nel messaggio dell'Evangelo, e che si sono rivelate strumenti efficaci di quell'opera di conversione permanente che anima la vita delle END. Questi strumenti hanno ambiti diversi: alcuni per la persona, altri per la coppia, altri ancora per la famiglia intera, altri per la comunità, ma tutti hanno in comune la metodologia di porsi degli obiettivi proponibili e di verificarne poi l'attuazione.

1. Preghiera ed ascolto della Parola.
Lo Spirito ci manifesta la verità della salvezza, rivelando tutta la ricchezza spirituale "pneumatica" dell’amore umano. E` lo Spirito che agisce in noi e grida "Abbi" E lo stesso Spinto che ci mette in ascolto della voce del Padre che ci parla nella Scrittura e nella vita. La preghiera è condizione per l'ascolto, per la disponibilità alla Parola che ci consente e ci guida alla santità personale; è condizione per la ricerca "delle cose del Padre" e per "metterci in sintonia" con Lui ed accogliere il suo progetto. L'ascolto della Parola di Dio, preparato e vissuto nella preghiera guida alla comprensione e accoglienza della storia della salvezza e guida alla lettura della storia di oggi per la costruzione del Regno qui e ora. Nutrita dalla Parola la vita diventa preghiera e impegno nella Storia. La salvezza viene da Dio. È Lui che ci chiama alla salvezza, e noi dobbiamo metterci in ascolto della sua parola. Ecco, la preghiera è proprio questa condizione di ascolto, di disponibilità alla Parola che ci converte: è un clima, una situazione permanente. Non dobbiamo pregare per modificare l'atteggiamento di Dio nei nostri confronti, per propiziarci il suo favore: Egli ci è perennemente favorevole, ci ama come un padre! Dobbiamo pregare per rendevi capaci di ascoltare e comprendere la sua parola, per imparare a "metterci in sintonia" con lui, ad accogliere il suo progetto su di noi. Il Movimento suggerisce una preghiera a livello individuale (Mt 6,6), di coppia e, ove sia possibile, di famiglia. La preghiera è strumento indispensabile di ascolto: della Parola (Lc 1 1,27-28): rende proficuo tale ascolto e dà esso trae sostegno e vitalità. E la Parola di Dio ci parla nella storia della salvezza: la leggiamo nella Bibbia, ma è anche nella Storia di oggi che possiamo e dobbiamo ascoltare la Parola che ci chiama alla costruzione del Regno, qui ed ora. Così l'ascolto della Parola non rende l'equipier un essere disincarnato, lontano dal mondo e dai suoi problemi: al contrario, lo spinge e lo stimola ad impegnarsi nella Storia alla costruzione del Regno.

2. Il Ritiro spirituale.
Siamo chiamati ogni giorno a dedicare un tempo all’ascolto della Parola ed alla preghiera, singolarmente ed in coppia. Riuscire a fare silenzio nel quotidiano ed a lasciare spazio a Dio è già una forma di ritiro spirituale, ma molto spesso questo silenzio, pur se perseguito, è difficile da raggiungere e restiamo condizionati dai nostri pensieri, dalle nostre preoccupazioni, dai nostri modi di considerare le questioni. L'impegno di osservare un ritiro spirituale annuale di due giorni, in coppia, è un modo di prendere le distanze dagli affanni, o dalle incombenze di tutti i giorni per prestare un ascolto più attento alla Parola,per rileggere gli avvenimenti e pregare più intensamente lo Spirito perché ci aiuti nel discernimento da operare, nel formulare nuovi progetti di vita.

3. Il dovere di sedersi.
Si tratta di un metodo preciso, di un appuntamento preordinato, che la coppia si dà ogni mese per un dialogo alla presenza del Signore. La dizione di "dovere di sedersi" deriva dal brano dell'Evangelo (Lc 14,28) che suggerisce di sedersi a calcolare bene le proprie forze prima di affrontare un'impresa: "chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, prima non si siede a calcolare la spesa per vedere se possa portare l'opera a compimento?". In effetti, la costruzione permanente di una coppia non è compito più semplice dell'edificazione di una torre... Come la regola di vita, anche il dovere di sedersi è un esempio del metodo obiettivo/verifica. Nel suo cammino, ogni coppia si dà di volta in volta degli obiettivi per avanzare nel progetto di comunione reciproca ed ogni mese fa un bilancio di ciò che è stato fatto. È evidente che non si tratta né di uno scontro, né di un elenco di dare/avere, ma di un'occasione privilegiata per vedere l'altro con l'occhio di Dio, per ascoltarlo, per lasciarsi convertire da ciò che il Signore ci chiede attraverso di lui. Talora si sente dire che il dovere di sedersi non è una scoperta, che tutte le coppie dialogano! È vero. Tutti i coniugi si parlano continuamente, ma durante il dovere di sedersi essi si ascoltano, e lo fanno alla presenza del Signore.

4. La regola di vita.
Il riconoscimento dei nostri limiti ed il desiderio di convertirci ci spinge a darci degli impegni concreti, atti a correggerci là dove siamo più carenti. E` così che ogni equipier si pone, a livello personale o di coppia, una "regola di vita", un impegno assai preciso e concreto che lo aiuta nel cammino di conversione permanente "Una cosa è certa: se non fate la volontà di Dio più seriamente di come fanno i farisei e i maestri della legge, voi non entrerete nel Regno di Dio" (Mt 5,20). Una volta raggiunto quell'obiettivo, appianata quella difficoltà, rimosso o ridimensionato quel difetto, la regola di vita viene sostituita con un altro impegno, con un avvicendamento che ora è questione di mesi, ora di anni.

LA RIUNIONE MENSILE
Una volta al mese tutte le coppie di ogni equipe si riuniscono insieme con il loro consigliere spirituale per la "riunione mensile". È questo il momento fondamentale di vita di un'equipe, un'occasione privilegiata di carica umana e spirituale, di verifica e di crescita. Per sottolineare la dimensione feriale della vita laicale, la riunione si svolge a rotazione nelle case delle diverse coppie. Ogni equipe costruisce la riunione secondo le proprie esigenze, con grande duttilità e libertà, ma vi sono fasi di questa che rappresentano un patrimonio specifico delle END: sono la messa in comune, la preghiera comunitaria, la compartecipazione e il tema di studio.

1. La messa in comune
È il momento del dono reciproco dell'amicizia, nel quale si condividono con gli altri (si "mettono in comune", appunto) i successi e le sconfitte, le gioie e i dolori, le preoccupazioni e gli interrogativi di tutto un mese. Si tratta di un dialogo fraterno, aperto, che concorre in grande misura a fare di un gruppo di coppie e di un sacerdote una vera comunità cristiana: "quando due o più di voi sono riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro" (Mt 1 8,20). Di solito, mentre si fa la messa in comune si cena insieme con semplicità: la cena è un festoso mettere in comune quello che c'è, secondo l'esempio dei primi cristiani che "ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con delizia e semplicità di cuore" (At 2, 46).

2. La preghiera comunitaria
È un momento centrale della riunione: parte dalla meditazione di un brano delle Scritture, per arrivare ad intenzioni di preghiera spontanee che riprendono, molto spesso, quanto è emerso durante la messa in comune. È il momento della speranza e della gioia ed è quello in cui, più di ogni altro, l'equipe si sente "piccola chiesa".

3. La compartecipazione
É il momento di crescita e di verifica degli obiettivi che ogni coppia si è posta. Essa da un lato è un momento di bilancio, la fase della revisione di vita, dell'interrogarsi retrospettivamente, del "fare il punto" sul proprio cammino di conversione e sulla fedeltà al Metodo END; dall'altro lato rappresenta un punto di partenza per riprendere il cammino, guardando avanti con fiducia e riconoscenza per la misericordia di Dio, aiutati dalla preghiera e dall'aiuto fraterno degli altri equipier.

4. Il tema di studio
Ogni anno ciascuna equipe sceglie liberamente un argomento da approfondire singolarmente e in coppia, e da discutere in comunità durante la riunione. Lo scopo non è un fare erudizione intellettualistico ma concorrere alla formazione della coppia per renderla partecipe della costruzione del Regno (Lc 8,1 l-] 5). Infatti, le tematiche che sono oggetto di riflessione devono tradursi in carica vitale: il tema, durante il mese, va più "vissuto" che "studiato", e la riunione serve poi per il dono reciproco tanto della ricchezza che della povertà di ciò che ognuno è riuscito ad incarnare.

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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