TAIZE', INCONTRO DEI GIOVANI. NON DIMENTICHIAMO L'OSPITALITA': UNA SOCIETA' SENZA FIDUCIA NON SOPRAVVIVE

A distanza di 30 anni da quello del 1989 sarà ancora la città polacca di Wroclaw (in tedesco Breslau, per noi Breslavia) ad ospitare per la terza volta l’Incontro dei giovani organizzato dalla comunità di Taizé per il 2019. L’annuncio [. . .] è stato dato dal priore, frère Alois nel corso della meditazione di domenica 30 dicembre sera nell’ambito del 41° raduno dei giovani che si era aperto il 28 dicembre a Madrid.
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Ospitati, grazie ad un’organizzazione efficientissima, in famiglie, conventi e strutture parrocchiali, i giovani hanno trascorso giorni (soprattutto sere e, per molti, anche notti) tra incontri, meditazioni e tanta preghiera: occasione per allacciare o rinsaldare legami di amicizia e fraternità tra religioni ed etnie diverse, animati dallo spirito che ha mosso il fondatore della comunità di Taizé, frère Roger Schutz, in pieno conflitto mondiale a radunare in preghiera alcuni fratelli sulle colline francesi nei pressi di Cluny con l’autorizzazione, firmata poi nel 1948, dall’allora nunzio apostolico a Parigi, Angelo Roncalli. «Si passa per Taizé come si passa davanti ad una sorgente, aveva affermato Giovanni Paolo II nel corso della sua visita nel 1986, il viaggiatore si ferma, si disseta, poi riprende il suo cammino».
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Un tema che quest’anno ha assunto un significato particolare per il titolo scelto dal priore, Frère Alois, nella suo messaggio per il 2019 “Non dimentichiamo l’ospitalità!”, a partire dal passo della Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13,2).
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La motivazione per scegliere di esercitare l’ospitalità risiede nella convinzione che la nostra stessa vita è un dono che abbiamo ricevuto. L’ospitalità ci avvicina al di là delle differenze e persino delle divisioni che esistono tra i cristiani, tra le religioni, tra credenti e non credenti, tra popoli, tra opzioni di vita o opinioni politiche.
[. . .] promuovere la fiducia negli altri, la fiducia in noi stessi e la fiducia in Dio, tre realtà intimamente legate.
«La fiducia non è né cieca né ingenua o sognatrice, essa sa discernere il bene e il male. [. . .] La fiducia non è passiva, è una forza che ci spinge in ogni situazione a fare un ulteriore passo in avanti per vivere in pienezza e per aiutare gli altri a vivere più pienamente. Essa stimola l’immaginazione, dà il coraggio e il gusto di rischiare» spiegava frére Alois ai giovani aggiungendo che «tutti sappiamo anche cosa significa mancare di fiducia. La fatica, gli insuccessi, l’amicizia tradita, la violenza, i disastri naturali, la malattia, tutto questo corrode la fiducia». Ma «perché la fiducia nasca e rinasca in noi, abbiamo bisogno di qualcuno che si fidi di noi, qualcuno che ci accolga, che offra la sua ospitalità».
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«È possibile vivere un’ospitalità generosa, imparare ad arricchirsi dalle differenze degli altri e far fruttificare i talenti per divenire costruttori di ponti tra le Chiese, le religioni e i popoli»

Da un articolo de "La Stampa" del 1.1.2019 di Maria Teresa Pontara Pederiva - Torino




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