SIMPOSIO INTERNAZIONALE SU PADRE CAFFAREL: INTERVENTO DEL CARDINALE ANDRÉ VINGT-TROIS, AMMINISTRATORE APOSTOLICO DELLA DIOCESI DI PARIGI

Collège des Bernardins - Sabato 9/12/2017

Simposio Internazionale
“Henri Caffarel, profeta del nostro tempo, apostolo del matrimonio e maestro di preghiera”.

In occasione della celebrazione dei 70 anni della Carta delle END.



Al termine di questo simposio, vorrei proporvi 3 punti di riflessione che riguardano le END, padre Caffarel e il matrimonio.

Primo punto, possiamo collegarlo al titolo che è stato dato a padre Caffarel: un profeta. Si tratta di misurare come la sua intuizione, il suo coinvolgimento, il suo lavoro per la fondazione delle END abbia potuto nascere perché rispondeva a un bisogno. Se l’idea di padre Caffarel ha conosciuto il successo che sappiamo, è perché rispondeva a un bisogno reale delle famiglie cristiane. Questo bisogno, come lo percepisco a 70 anni di distanza, è commentare il più profondamente e il più realmente possibile il sacramento del matrimonio, non semplicemente attraverso un cammino spirituale personale, ma anche per una interpellanza ecclesiale. Cammino spirituale personale perché per molti cristiani che sono stati i beneficiari dell’iniziativa di padre Caffarel, si trattava di entrare progressivamente in una comprensione più larga della realtà sacramentale, non solamente per ciò che concerne il matrimonio ma anche per ciò che concerne l’insieme dei sacramenti. Come passare dal riconoscimento di un atto sacramentale necessariamente puntuale, il giorno in cui si celebra il sacramento, il giorno da cui inizia, come passare da questa esperienza puntuale alla scoperta di ciò che è il cuore del sacramento, vale a dire non semplicemente un avvenimento liturgico, ma una grazia di vita? Come passare dalla visione puntuale del battesimo a una visione storica della grazia battesimale attraverso l’esistenza dei battezzati? Come passare del matrimonio percepito nella cerimonia che un tempo si univa più sovente a una benedizione formale piuttosto che ad un avvenimento spirituale, per entrare in una storia di grazia sacramentale del matrimonio attraverso la storia della coppia stessa? Come passare da una concezione puntuale del sacramento – o a una pratica storica del sacramento – se essa non era fondata teologicamente? Penso che è questo passaggio che è stato vissuto circa un secolo fa, in particolare a partire dall’enciclica di papa Pio XI, Casti conubii, che è stata una opportunità moderna di riprendere il sacramento del matrimonio per il suo contenuto e non semplicemente per il giorno della sua celebrazione. 
Il secondo punto sul quale vorrei attirare la vostra attenzione usciva molto bene dalle testimonianze ascoltate: non è solamente lo scoprire la realtà storica del sacramento e di esplorare in coppia il senso storico della grazia sacramentale, ma è di scoprire che un sacramento è sempre ecclesiale, non vi è sacramento privato. Ora questo è paradossale perché per un certo numero di sacramenti, le persone che le ricevono e che le vivono sono sempre delle persone individuali.  Non si dà il battesimo a un popolo salvo in circostanze eccezionali! Si battezzano delle persone. La difficoltà, è precisamente di comprendere che questo atto col quale si battezza una persona, non concerne solamente la persona che è battezzata ma la Chiesa tutta intera. Lo stesso, quando si celebra un matrimonio, si celebra il matrimonio di una coppia, non si celebra il matrimonio in generale, si celebra il matrimonio di quella coppia. Sapete che nella riflessione teologica, si dibatte per sapere se non è semplicemente lo scambio dei consensi tra i congiunti che costituisce il sacramento.  La domanda è: come viviamo la dimensione ecclesiale di questo sacramento particolare? Questo sacramento concerne due persone particolari e gli altri sono semplicemente dei testimoni. Come non richiudere il sacramento del matrimonio in un album privato di avvenimenti particolari che non riguardano nessun altro che coloro che l’hanno vissuto.
La creazione delle END, ha corrisposto anche a questa presa di coscienza che la vita coniugale non poteva restare rinchiusa nella vita degli sposi, che era indissociabilmente legata alla vita della Chiesa e che questa vita ecclesiale è espressa dall’esperienza della vita nelle END. Ciò che è uno degli elementi più intimi della vita di coppia diviene l’oggetto di una compartecipazione fraterna in una équipe ecclesiale. Ciò che è il cuore del sacramento del matrimonio diventa un bene ecclesiale attraverso questa compartecipazione tra coppie. 
Il terzo punto è il cambiamento di usanze evocato in più riprese: come le società nelle quali viviamo e nelle quali vivono le coppie intendono i differenti modelli del matrimonio e della famiglia? Il rischio al quale non sempre sfuggiamo, è di lasciarci trascinare a farci i campioni di un modello coniugale. Il matrimonio monogamo definitivo aperto all’accoglienza dei figli non è un modello confessionale.  Non è perché i cristiani lo vivono come un sacramento, non è perché ne esplorano la ricchezza e che essi cercano di condividerlo, che hanno un titolo di marchio depositato che darà loro il diritto di reclamare in nome della fede il rispetto di questo modello coniugale. Questo li esporrebbe legittimamente a farsi emarginare da una società laica che non ha alcuna ragione di collegarsi a un modello ispirato dalla fede cristiana. Che le coppie cristiane facciano l’esperienza incomparabile della ricchezza del matrimonio attraverso la loro vita ecclesiale e sacramentale, è una ricchezza per loro, è una ricchezza per gli altri, è una speranza per tutti, ma questo non è un argomento per pretendere che noi disponiamo di un titolo di proprietà su questo modello coniugale. Beneficiamo di un titolo di servizio. Siamo chiamati a testimoniare il valore di questo modello coniugale, ma siamo chiamati anche a esprimere come questo modello coniugale corrisponda ad un’attesa antropologica, vale a dire a delle condizioni per l’amore umano di incarnarsi in una istituzione sociale che garantisce l’impegno individuale degli sposi. Se non arriviamo a trovare i cammini per aiutare a comprendere perché il matrimonio monogamo, definitivo e costruito in vista di allevare dei figli, è un modello che corrisponde ai bisogni dell’essere umano, prima di essere un bisogno dei cristiani, se non arriviamo a esprimere come queste caratteristiche del matrimonio che noi riconosciamo come le condizioni del sacramento, se non arriviamo a esprimere come queste caratteristiche del matrimonio sono conoscibili, ammissibili e benefiche per la ragione umana anche se non è rischiarato dalla fede allora manchiamo alla nostra missione apostolica. La nostra esperienza della fede cristiana fa di noi dei precursori, dei profeti o dei testimoni privilegiati, non per imporre i nostri costumi a una società che non li vuole, ma per disvelare a una società che le nasconde le caratteristiche della riuscita dell’amore umano. È una sfida considerevole, che probabilmente non era così percepibile e facile da esprimere circa 70 anni fa, perché il conformismo sociale faceva apparire meno i differenti modelli di vita coniugale. 
Per concludere se dobbiamo riconoscere con una azione di ringraziamento il ruolo profetico di padre Caffarel nell’elaborazione di una spiritualità coniugale nel XX secolo e se dobbiamo sviluppare e approfondire ciò che ha portato alla vita delle famiglie cristiane, dobbiamo anche seguire il suo esempio, stando attenti alle nuove caratteristiche alle quali sono interpellati i giovani che vogliono vivere una vita affettiva reale e gratificante e manifestando la ricchezza di ciò che ci rivela l’esperienza delle END che deve essere posta al servizio di una luce e di una speranza per tutti. 
Vi ringrazio.




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