Prove di accoglienza genovese

                Dall'apertura estiva del Seminario a occasioni d'incontro tra fratelli. 





MIGRANTI IN SEMINARIO
“Non posso dire che bene dei 50 immigrati/rifugiati, molto giovani, che sono passati e hanno sostato per un po’ di tempo nella Casa di accoglienza del Seminario Arcivescovile di Genova. Non ho avuto modo di contattarli direttamente e personalmente in quanto io, non sapendo l’inglese, non avrei potuto capirli e farmi capire. Li vedevo giocare a pallone, alcuni anche scalzi, molto allegramente. Quando andavano al gioco o uscivano mi salutavano, chi con un “ciao” e chi invece con un solo inchino con le mani. 
conserte secondo le loro usanze non sapendo dire alcuna parola di italiano.
Ho sentito che hanno accolto volentieri ed apprezzato la disponibilità di alcuni volontari ad insegnare loro qualche nozione basilare di italiano per far fronte alle emergenze di comunicazione quando andavano in centro per conto proprio.  Ho anche sentito che hanno corrisposto positivamente al servizio dei volontari della Caritas diocesana per una assistenza accompagnatoria e gestionale; infatti, si prestavano a qualche iniziativa che veniva loro proposta sia di servizi necessari per mantenere l’ambiente vivibile sia per l'occupazione del tempo che avevano a disposizione.
Porto in me un buon ricordo e una bella testimonianza di correttezza di questi giovani e ritengo che potranno fare strada per un avvenire migliore di quello che hanno lasciato. Dio, che li ama, li benedica e li accompagni nella loro faticosa e dolorosa “via crucis” e possano trovare amicizia, accoglienza e solidarietà, all’insegna della regola d’oro evangelica: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7 12)”. Don Guido Oliveri  Genova 11

EUCARESTIA ANIMATA DAI MIGRANTI
Ogni domenica, nel centro di Genova, è l'Eucaristia a creare l'occasione d'incontro privilegiata. Nel centro storico  presso la Chiesa della Scuole Pie una messa con chi è appena arrivato e chi là è nato, gesti e parole che, al di là dell'inglese usato, costruiscono fratellanza e regalano speranza. "La domenica alle 11,30 si sentono canti e ritmi  nuovi, con l’Eucarestia animata dai migranti che non è solo  musica ma è preghiera  con una comunità senza confini.  I giovani  che animano  sono tutti ospiti delle varie comunità di accoglienza: il loro è un lungo tempo di attesa,  spesso vuoto e comunque lontano dagli affetti e dalle loro comunità. Incontrarli, condividere con loro l’Eucarestia e poi chissà. . ... altri momenti. . .è partecipare insieme ad un “avvento” che tutti ci unisce!".

UNA CENA PER INCONTRARSI
A Genova 150 studenti universitari hanno cucinato una cena per i profughi arrivati nel capoluogo ligure. L’idea, della Comunità di Sant’Egidio, è stata realizzata nel “salotto buono” della città, il teatro dell'Opera Carlo Felice. Centoventi giovani presenti nelle strutture di accoglienza genovesi, provenienti dalla Nigeria, dal Mali, dal Gambia, dal Pakistan hanno così incontrato e conosciuto i loro coetanei genovesi: sono i primi importanti passi per costruire la città solidale del futuro.

STORIE DI UNA DIVERSA GIOVINEZZA
Tredici licei genovesi faranno incontrare tremila ragazzi con gli immigrati accolti in città. "Storie di una diversa giovinezza" è il nome dato agli incontri che, ideati dalla Comunità di Sant'Egidio, si terranno nelle scuole a partire dal mese di novembre, e metteranno in contatto le vite dei giovani che sono fuggiti da fame e guerre con quelle di chi conosce storie e eventi spesso soltanto attraverso la lente deformata della paura e del pregiudizio.




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