LETTERA 194 - LUGLIO-SETTEMBRE 2017

EDITORIALE : IL BRACCIANTE ED IL MERCANTE

AUTORE        : Rosaria e Andrea Cozzolino . Coppia responsabile Regione Sud Ovest

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 
"Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; 
un uomo lo trova e lo nasconde; 
poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante 
che va in cerca di perle preziose; 
trovata una perla di grande valore, 
va, vende tutti i suoi averi e la compra". 
Mt 13,44-46 

Mentre scriviamo la natura, o ci fa piacere pensare il Signore, ci regala un tramonto sul 
mare che con i suoi colori caldi e sfumati invade e colma il nostro cuore con quella 
gioia che tante volte Gesù promette ai suoi discepoli. Com’è facile in queste situazioni 
in uno slancio emotivo proclamare la propria fede, ma la nostra vita non è fatta solo di 
tramonti mozzafiato e fragile è la nostra fede. 
Ricordo quando 35 anni fa io, ateo convinto ed irriducibile, incontrai Rosaria che al 
contrario viveva la propria fede inserita nella comunità parrocchiale nella quale era 
cresciuta. 

Io il bracciante, lei il mercante. 

In quei primi anni di fidanzamento insieme trovammo qualcosa di prezioso, un tesoro, 
l’incontro con il Signore: qualcosa che lei cercava da sempre, mentre io avevo trovato 
“per caso”, ci ero inciampato inavvertitamente. Entrambi però a quella scoperta 
reagimmo allo stesso modo: decidemmo di “vendere” tutto quello che possedevamo 
per “comprare” quel campo, quella perla di grande valore. 
L’incontro con il Vangelo, la lieta notizia del Regno è proprio come un bel tramonto: 
ti allarga il cuore come un dono inaspettato e sorprendente. Lasciare le nostre abitudini, 
cambiare il nostro modo di pensare per seguire Gesù fu in quegli anni assolutamente 
naturale, ci era capitata una grande fortuna e siamo sicuri che chiunque altro ne avrebbe 
approfittato allo stesso modo! 
La fede, però, è come l’amore: sboccia spontaneamente ma in seguito va coltivata, 
curata, approfondita. Il campo acquistato va dissodato, va arato, va seminato. La fede 
richiede impegno e discernimento continui. Negli anni la fatica della quotidianità ha 
messo a dura prova l’entusiasmo più sincero e logorato la nostra fede. Non sempre le 
nostre azioni sono state coerenti con il Vangelo. Lo sforzo di obbedire, di “prestare 
ascolto” alla Parola del Signore nella nostra vita, nella nostra quotidianità non sempre 
ha avuto successo. Quante volte siamo caduti nel peccato di credere che il nostro 
operato da solo avrebbe “risolto quella situazione ingarbugliata”, avrebbe mostrato la 
“giusta via” a quell’amico in difficoltà, avrebbe dato nuovo impulso alla pastorale della 
nostra parrocchia, etc. etc. In tutte quelle occasioni abbiamo poi sbattuto il naso contro 
una realtà che non cambiava secondo le nostre aspettative, contro situazioni che 
sfuggivano al nostro controllo. Il Signore ci chiede di collaborare all’avvento del 
Regno facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità nella consapevolezza, però, che 
Egli farà tutto il resto. La nostra speranza attende un compimento che è al di là delle 
nostre possibilità, è il Signore che compie il Regno. Ed il Regno è già presente nella 
nostra coppia, nella nostra famiglia, nelle nostre relazioni, nel mondo. Riuscire a 
scorgere il Signore della vita già all’opera con il suo amore misericordioso nelle nostre 
contraddizioni, nei nostri limiti ci aiuta a non conformarci alla mentalità corrente che 
vede il pessimismo permeare ogni aspetto dell’esistenza e che fa scansare ogni 
impegno o responsabilità. Papa Francesco nel suo videomessaggio al TED 2017 di 
Vancouver ha detto: ”per noi cristiani il futuro ha un nome e questo nome è speranza. 
Avere speranza non significa essere ottimisti ingenui che ignorano il dramma del male 
dell’umanità. La speranza è la virtù di un cuore che non si chiude nel buio, non si 
ferma al passato, non vivacchia nel presente, ma sa vedere il domani. La speranza è 
la porta aperta sull’avvenire. La speranza è un seme di vita umile e nascosto, che però 
si trasforma col tempo in un grande albero; è come un lievito invisibile, che fa crescere 
tutta la pasta, che dà sapore a tutta la vita. E può fare tanto, perché basta una sola 
piccola luce che si alimenta di speranza, e il buio non sarà più completo. Basta un solo 
uomo perché ci sia speranza, e quell’uomo puoi essere tu”. 

È divertente ripensare a come, nel corso degli anni, io e Rosaria ci siamo attrezzati con 
binocoli, cannocchiali e telescopi nel tentativo di scorgere Dio all’opera nella Storia e 
nel Mondo rimanendo però miopi agli spiragli d’infinito che si aprivano nella nostra 
ordinarietà. Riuscire a leggere i segni della Sua opera nella nostra quotidianità, nelle 
piccole scelte verso il bene delle nostre figlie anche se non riusciamo più a "portarle a 
messa", ci consente di cambiare il nostro sguardo, di avere un orizzonte più ampio del 
solo nostro agire. 

 Siamo chiamati ad impegnarci con gli atti, nel nostro piccolo perché l’unico “campo” 
da dissodare e seminare per poter cambiare il mondo è il nostro io, nel nostro presente. 
È quindi nostra responsabilità ascoltare con attenzione ciò che ci rivela il momento 
presente. 
Gesù ha affrontato la sua passione nella certezza che l’apparente fallimento fosse 
gravido di una novità impensata, fidandosi di ciò che sarebbe venuto dopo. 
Per questo Gesù è l’uomo che cambia il mondo. 
In quel momento dice: l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre salvami da 
quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! (Gv 12,27). 
Il presente spesso non ci piace, non ci soddisfa ma siamo qui per questo presente, per 
questa realtà. 
Come Gesù siamo chiamati a fidarci dell'opera del Padre suo e nostro, certi che Egli, 
attraverso lo Spirito, trasformerà il mondo in modi nuovi ed inaspettati. 

Rosaria e Andrea Cozzolino, Portici 1 
Coppia responsabile Regione Sud Ovest 

Allegati

LETTERA 194




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