IL PIANO REDAZIONALE 2019

TRASFIGURATI DALL'AMORE PER ESSERE CHIESA DEL FUTURO

Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze;chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».




La nostra idea è di proporre un piano redazionale che inviti gli équipiers a lasciarsi stimolare dal racconto del Padre Misericordioso dapprima singolarmente, poi come coppia e quindi come Chiesa ancora sulla relazione, contesto che nasce subito dalle prime parole della parabola ” Un padre aveva due figli….”
Questi tre personaggi creano due tipi di relazioni, la prima quella di padre-figlio sdoppiata in padre-figlio minore e padre-figlio maggiore, e la seconda quella di fratello-fratello, relazione non espressa se non verso la fine del racconto e tuttavia di capitale importanza.
L’antefatto che causa e motiva tutto il seguito: “II più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta….” è’ l’incipit del paradigma di un viaggio che tutti nella nostra vita siamo chiamati a fare.
In alcune tappe vorremmo rileggere, analizzare e quindi lasciarci interrogare anche sul sacramento del matrimonio che abbiamo celebrato, per riconvertire giorno per giorno il nostro sì appassionato alla luce di ciò che stiamo vivendo.
Anche in questo senso la lettura che faremo in alcuni passaggi della parabola di Luca 15 è  “sacramentale”. 
“…gli si gettò al collo e lo baciò” è il versetto entro cui ci sentiamo innanzitutto amati e continuamente generati dall’Amore che ci precede, ci accoglie, ci abbraccia e ci dà lo slancio per amare a nostra volta.
Pensiamo all’immagine del Padre, al rapporto che abbiamo con Lui e a quanto lo conosciamo, alle nostre scelte, che ci portano a lasciare la sua casa pensando di costruirne una migliore nell’affascinante ma difficile compito della relazione a tre.
Vorremmo amplificare lo sguardo pensandoci come i fratelli della vicenda, figli minori e maggiori,  visione dalla quale trarre spunti per allargarci a parlare
di libertà,
della ricerca di soddisfazione dei propri bisogni quale garanzia di successo nella vita, della felicità, 
della ricerca di senso nel nostro essere pellegrini, 
di peccato , di perdono ,
della nostra capacità di fare festa all’interno della nostra famiglia, della comunità ecclesiale e civile ,nel nostro quotidiano. 
Non si può parlare di Chiesa e del suo cammino futuro, se non si guarda con verità dentro la coppia e dentro ciascuno di noi per essere, grazie alla misericordia di Dio, libero strumento nelle Sue mani, immagine e somiglianza della Trinità, testimoni del Suo amore nel mondo. 
Per questo il Padre ci invita a vivere la festa come dono: noi, come ogni fratello, accolti nel suo amore, degni di essere chiamati figli.




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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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