IL PIANO REDAZIONALE 2018

“AL CUORE DELLE RELAZIONI. ACCENDERE LA SETE DELL'INFINITO NEL MONDO DELLE PASSIONI TRISTI”



In tutti i tempi e a ogni latitudine si può rilevare, nella storia dell’umanità, una spinta all’aggregazione, alla costituzione di società civili, al vivere insieme: ci si può interrogare su questo dato, ricercandone la motivazione.
Nella prospettiva cristiana, la risposta può essere trovata facendo riferimento a quel dato di antropologia teologica  per cui l’uomo è creato a immagine di Dio, che è Trinità. Le tre Persone Divine infatti, uguali nella sostanza, vivono in continua relazione reciproca e questo rapporto è costitutivo del loro essere.
Dio è Uno non solamente in quanto solo, ma perché è Unità.
Affermare che l’uomo è creato a immagine di Dio significa dunque dire che è creato non per essere solo, ma per vivere, come nella Trinità, relazioni d’amore capaci di giungere alla perfetta comunione.
Se questa è l’autentica struttura dell’uomo, si pone il quesito di come mai in realtà le relazioni interpersonali sono così faticose, talvolta anche drammaticamente dolorose: l’intera società, di ieri e di oggi, è attraversata da lacerazioni profonde. Anche nelle nostre famiglie sperimentiamo quanto non sia semplice e scontata la comunione.
La Sacra Scrittura e la tradizione patristica, sia latina sia greca, forniscono un’interessante spiegazione; creato a immagine di Dio, l’uomo è chiamato a diventare a Sua somiglianza attraverso un cammino di “divinizzazione” liberamente scelto: nessuno ha scelto di esistere, nessuno ha scelto il proprio DNA, ma ciascuno può scegliere chi diventare.
Sul sentiero che conduce alla somiglianza con la Trinità si cammina utilizzando entrambi i propri piedi; non si può essere portati da altri e non possono essere utilizzati veicoli. Fuor di metafora, i due piedi chiamati a muoversi in maniera coordinata sono la formazione della propria interiorità individuale e la relazione. Non ci può essere autentico sviluppo umano nell’isolamento, ma ogni relazione, per essere veramente tale, presuppone la presenza di due “io” capaci di porsi uno di fronte all’altro.
Nel possibile cammino capace di condurre la persona a quella maturità che le permette di vivere relazioni trinitarie, quest’anno in particolare, cercheremo di evidenziare come la tristezza che talvolta segna il ritmo al nostro passo è dovuta a un restringimento di orizzonte, come se la realtà consistesse soltanto  nel presente e nell’immediato futuro. Viviamo in una sorta di asfissia esistenziale, perché il nostro sguardo non abbraccia quel futuro che sa di eternità. I nostri desideri perciò si abbassano di livello e la nostra vita perde di slancio e  di entusiasmo, perché noi siamo fatti per l’infinito in modo costitutivo. 
Soltanto il cammino verso la somiglianza con la Trinità ci permette di sviluppare la nostra vera identità, facendo in modo che sia la gioia a battere il tempo, perché l’egoismo ceda il passo alla comunione.
 


Anticipiamo già che la relazione pienamente matura è quella empatica (secondo quel preciso contenuto dato da Edith Stein al termine “empatia”, Einfühlung) e che tali sono le relazioni che i Tre vivono. Il vivere relazioni perfettamente empatiche implica per le tre Persone Divine una continua kenosi, cioè uno svuotamento di sé per essere pura accoglienza dell’altro. Questo “essere non essendo” - per dirla con S. Giovanni della Croce - perché si è dono, è ciò che permette di vivere la pienezza della relazione, al punto da poter sperimentare la presenza dello Spirito Santo Amore come legame fra i due soggetti della relazione, esattamente come è all’interno della Santissima Trinità.
Affinché la relazione sia autenticamente empatica, è necessario che la persona sia formata ad un “io” maturo, integrato, unificato. Se la persona infatti non è autenticamente formata nel suo io, vive relazioni non di empatia, ma di fusione, o di simbiosi, o di contrapposizione. 
Fatta di corpo, di anima e di spirito, la persona è chiamata a percorrere un cammino verso l’età adulta, caratterizzata dalla maturità di tutti e tre gli aspetti del suo essere, considerati ciascuno singolarmente, ma anche nel loro interfacciarsi e interagire, senza confusione di ruoli. 
Per questo motivo nelle tappe che verranno proposte per il cammino ci sarà sempre un’attenzione sia al dato antropologico sia al dato spirituale, perché la persona possa compiere un cammino di unificazione, diventando un “io” capace di porsi in autentica relazione empatica con l’altro “io”, soprattutto all’interno della famiglia.  (Cfr. documenti conciliari Lumen Gentium al n°2 e Ad Gentes n° 2) 
In modo particolare, per quanto riguarda la dimensione spirituale, ci lasceremo formare dalla Lettera che Paolo scrive ai Filippesi, nello specifico i versetti dal 4 al 9 del 4° capitolo, nei quali l’apostolo invita i suoi a essere sempre lieti, perché il Signore è vicino. Su questo si armonizzerà il dato antropologico, grazie al quale andremo ad approfondire quelle dinamiche che possono essere di ostacolo nel permetterci di vivere una vita cristiana gioiosa, perché, come termina l’autore della Lettera, “il Dio della pace è con noi”.




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