CHIAMATI A TRACCIARE SENTIERI

Nocera Umbra, agosto 2014

Centoventi coppie di sposi dell’Equipes Notre-Dame, provano a “tracciar sentieri”. Sarà il tema conduttore per tutti, lungo il 2015, chiamati a tracciar sentieri nelle equipe di base, nella vita di sposi e di cittadini, secondo la “convocazione” del vangelo di Luca all’inizio del capitolo nove: “non prendete nulla per il viaggio”. Una sfida, dunque, alla luce della Parola, iniziata alla Sessione Nazionale in Umbria per proseguire nella vita del Movimento che è fatta delle vite di ognuno e di ogni coppia di sposi, chiamati al confronto quando si ritroveranno nelle case, o quando scriveranno su quella Lettera che è strumento di condivisione e formazione per equipier di ogni regione. Talvolta non ci saranno parole ma gesti e scelte e cambiamenti di stile, secondo quanto nella Sessione è stato proposto a ogni coppia: un percorso, con tanto di mappa e tappe e soste, dove toccare, vedere, scrivere e riflettere, sotto le mille forme della comunicazione. Attraverso l’arte, per esempio, con i quadri di un equipier prodotti appositamente, un quadro per ogni Parola, a cominciare dalla condizione che mette a nudo il nostro bisogno di sicurezze e la nostra autosufficienza.“Non prendere nulla per il viaggio è cercare di essere liberi dai nostri interessi di parte” ha detto uno dei relatori a Nocera, l’economista Piercarlo Frigero, nel suo invito alla razionalità dei consumi, in cui la domanda: che cosa mi è davvero utile? è un piccolo contributo all’equità, da parte di tutti. “Ci è stato dato un mondo da far progredire - ha spiegato Frigero - dove ognuno di noi può contribuire alla crescita delle opportunità di vita degli altri. Come? Vedendo l’altro, vedendo gli altri popoli, ed eliminando, dai nostri modelli di comportamento, l’incapacità di allontanarsi dall’interesse particolare a vantaggio del bene comune.” 

Gli altri, i “diversi”: una tappa del percorso li faceva incontrare appesi ad un filo con le mollette. Fogli appesi che diventavano specchio, per chi leggeva che tutti gli uomini hanno accesso a Dio, ma ciascuno ha un accesso diverso. (Martin Buber, Il cammino dell’uomo), o che diversità è da devertere, dove de indica allontanamento, ma vertere è volgere verso: diversità come relazione, dunque, nella Città dell’uomo che non è “prodotta solo da diritti e doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, misericordia e comunione” ( Caritas in Veritate). Oppure gli altri, quelli che ci illudiamo di possedere, al punto da mettere in atto dinamiche di distruzione, o di conservazione (Renzo Carli), che magari scambiamo per amore. E ancora: “Grazie a Dio, ho un figlio down”: il foglio della paura sconfitta, e dell’amore che vince. Un capanno, poi, e gli  equipier dentro a seguire in un video immagini di grappoli umani in fuga su camion nel deserto, facce di bambini e distruzioni e fame, con Fiorella Mannoia a cantare “il mondo non è un film”, e poi quella scritta: “Scegli da che parte stare”. Un richiamo severo per le responsabilità di ognuna di quelle coppie di sposi chiamate a percorrere nel bosco metaforici sentieri, destinati a incontrarsi e a incrociarsi, perché questa è la vita, dove il cammino non puoi percorrerlo da solo.  Non puoi perché “se facciamo esperienza di un Dio - ha detto in relazione la teologa Simona Segoloni- che ci ama e ci circonda, non possiamo tenere poi per noi l’amore di cui siamo riempiti”. Non posso evangelizzare l’altro se non lo amo: “Se amo ho attenzioni, sensibilità, tensione verso l’altro- ha spiegato - e per comunicare un amore illimitato devo usare uno stile che dichiari l’amore.” Uno stile che faccia vedere agli altri la bellezza della direzione, come insisteva don Pino Puglisi, in una sosta a lui dedicata, con quella domanda che amava fare: “Sì, ma verso dove?”. Forse nella direzione indicata dalle tre frecce della sosta “Riflettendo con le parole”, dove autori e riflessioni per coppie in cammino indicavano la freccia dell’accoglienza, della riconciliazione, della comunione. In quella tappa si scopriva che abbraccio è: “ staccare un pezzettino di se’ per darlo all’altro perché possa continuare il proprio cammino un po’ meno solo” ( Pablo Neruda), e che mansuetudine è “non dire nessuna parola secca”, sufficiente, forse, per impedire una conversione, magari per sempre. Sentieri da percorrere, da inventare, talvolta: “partendo dalla vita e non da precetti che ci diamo- consigliava Enzo Bianchi nei video della tappa “Camminando con stile”- e non secondo categorie ma dentro all’incontro con l’uomo.” Un incontro che si faccia concreto nell’ospitalità, nell’amicizia e nella fraternità, vissute intorno a grandi tavole nelle nostre case: un invito per equipier ancora più accoglienti. Proprio come i lampedusani:“Quando sono sbarcati- racconta un’abitante dell’isola in un video- ci siamo detti: chiudiamoci dentro. Ma dirlo, ci ha aiutati, perchè ci siamo sentiti piccoli piccoli. E allora siamo usciti.”. Come commenta nella stessa sosta don Tonino Bello: scendere sul campo, e passare dalle emozioni alla prassi.

Una tappa ancora lassù vicino alla cappella nel bosco: per Henri Caffarel, profeta del nostro tempo. Un video con le voci e i volti delle coppie e del sacerdote che all’Equipes Notre-Dame diedero vita: profeti, tutti, di un sacramento che è ministero assunto dentro la Chiesa per evangelizzare. Si parla di “stile End”, nel portare agli altri il vangelo del matrimonio: uno stile che, come dice un equipier “è esportabile nella vita”. Uno stile raccontato nella liturgia della Sessione con scritti di Caffarel che Giovanni di Cagliari definisce “colpi di scimitarra”, uno stile che Vincenzo di Pescara ha trovato a Nocera nell’incontro con gli altri equipier:”mai abbiamo incrociato uno sguardo senza ricevere un sorriso”.

Lo stile del camminare lungo i sentieri, che gli equipier cercheranno insieme, riconoscendo, come hanno commentato Gianni e Teresa Andreoli “Colui che ti cammina accanto mentre camminiamo per cercarlo”. E partendo “con la bisaccia con dentro niente- secondo la proposta di Paola e Carlo Vallarino- oppure con l’indispensabile, per poi condividerlo, o con un po’ di posto dentro comunque: per tutto quello che riceveremo da chi incontreremo lungo il sentiero.” 

E dopo la Sessione, si parte, chiamati a tracciar sentieri.




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